giovedì, 19 giugno 2008
Elegia n. 08
Dedicata a Michele Vacchiano
Dare una spiegazione a scelte considerabili artistiche è un pò come defraudare il fruitore finale di lecite interpretazioni personali e, nel contempo, tradire l'essenza stessa dell'arte prodotta, attraverso una "parafrasi" soggettiva e certamente non esaustiva.
Ben sapendolo mi accingo comunque a dare voce alle motivazioni di base che mi hanno spinto, come compositore del progetto, a certe scelte artistiche in seno a questa elegia.
Al di là dell'inevitabile magnificenza delle immagini di Michele, dell'imponenza di quel che mostra e della perfezione con la quale la mostra, era mia intenzione mettere in campo (musicale) innanzitutto la sua conoscenza tecnica sulla fotografia e i suoi principi, cercando però di unire il tutto con una melodia semplice, anche orecchiabile, oserei dire "universale" (ben sapendo i limiti di questa mia ultima affermazione) esattamente come le emozioni che trasmettono gli scatti migliori del fotografo.
Essi sono perfetti tecnicamente e assolutamente godibili da moltissime persone e questa la ritengo una qualità rara e straordinaria.
Obiettivi alti, naturalmente da me non raggiunti pienamente con l'elegia. Per questo è nelle mie intenzioni almeno riorchestrarla completamente (e magari pure cambiare alcune cosettine).
In breve l'elegia dedicata a Vacchiano altro non è che una perfetta modulazione armonica scolastica, perfettamente inquadrabile cioè nei codici armonici settecenteschi e scritta con tutti i crismi da essi voluti. Ma alla semplice concatenazione d'accordi ho unito una melodia comprensibile, che cerca d'annullare le eventuali asprezze minime della modulazione stessa. Come negli scatti di Michele, dove ombra e luce,
composizione e esposizione, sono unite per creare un'unica emozione molto comune: imponenza, impotenza, ammirazione, silenzio.
Ecco perchè la scelta di un'orchestra romantica, l'inizio mahleriano con arpa e legni (eterei nei codici connotativi europei), il crescendo (da rifare), il finale estatico e ineffabile (da correggere).
E' una delle mie prime elegie per questo progetto e si sente. La rifarò in più punti prima della fine delo stesso, perchè l'artista lo merita, ma soprattutto perchè lo voglio.
Dare una spiegazione a scelte considerabili artistiche è un pò come defraudare il fruitore finale di lecite interpretazioni personali e, nel contempo, tradire l'essenza stessa dell'arte prodotta, attraverso una "parafrasi" soggettiva e certamente non esaustiva.
Ben sapendolo mi accingo comunque a dare voce alle motivazioni di base che mi hanno spinto, come compositore del progetto, a certe scelte artistiche in seno a questa elegia.
Al di là dell'inevitabile magnificenza delle immagini di Michele, dell'imponenza di quel che mostra e della perfezione con la quale la mostra, era mia intenzione mettere in campo (musicale) innanzitutto la sua conoscenza tecnica sulla fotografia e i suoi principi, cercando però di unire il tutto con una melodia semplice, anche orecchiabile, oserei dire "universale" (ben sapendo i limiti di questa mia ultima affermazione) esattamente come le emozioni che trasmettono gli scatti migliori del fotografo.
Essi sono perfetti tecnicamente e assolutamente godibili da moltissime persone e questa la ritengo una qualità rara e straordinaria.
Obiettivi alti, naturalmente da me non raggiunti pienamente con l'elegia. Per questo è nelle mie intenzioni almeno riorchestrarla completamente (e magari pure cambiare alcune cosettine).
In breve l'elegia dedicata a Vacchiano altro non è che una perfetta modulazione armonica scolastica, perfettamente inquadrabile cioè nei codici armonici settecenteschi e scritta con tutti i crismi da essi voluti. Ma alla semplice concatenazione d'accordi ho unito una melodia comprensibile, che cerca d'annullare le eventuali asprezze minime della modulazione stessa. Come negli scatti di Michele, dove ombra e luce,
composizione e esposizione, sono unite per creare un'unica emozione molto comune: imponenza, impotenza, ammirazione, silenzio.
Ecco perchè la scelta di un'orchestra romantica, l'inizio mahleriano con arpa e legni (eterei nei codici connotativi europei), il crescendo (da rifare), il finale estatico e ineffabile (da correggere).
E' una delle mie prime elegie per questo progetto e si sente. La rifarò in più punti prima della fine delo stesso, perchè l'artista lo merita, ma soprattutto perchè lo voglio.













